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Tutte le sere// bevo del vino// e compro una Rosa// dall’ambulante// che passa aL Bar// fra noi caproni// fra noi perdenti// fra noi dispersi// persi nel vino////
Ma poi non so// a chi donerò// la Rosa mia// se la mia sposa// dalla sua pietra// fra le lunghe ombre// di alti cipressi// via se ne è andata// e mai tornerà////
Rosa appassisce// sola e depressa// nella mia stanza// pien di tristezza// e dentro il mio cuore// non vuol morire// senza un sorriso// senza carezze////
Ma questa notte// nel chiaro di luna// tu hai un sorriso// per la mia rosa// mia dolce sposa// portami via// raggio di luce// dolce miraggio////
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((N.d.A.: Si è poesia banale, “pacchiana”, di parole e frasi povere non colte non sofisticate ma sa spiegarsi bene sopratutto ai più c.d. “incolti” (cioè anche ai meno “intellettuaLLi-Zati-Oidi”) e perciò questa, per me, rientra in una fra le mie tante definizioni di “Bellezza”))